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Going Under: Recensione dell’irriverente dungeon crawler

Going Under

Se c’è una parola che mi viene in mente pensando a Going Under è “semplice”. Ma cosa vuol dire? Significa che si può completare ad occhi chiusi? Che non è complicato? Magari che anche un bambino potrebbe giocarci e finirlo un baleno? Si e no in realtà, perché nella sua semplicità questo titolo davvero molto particolare nasconde delle insidie e se si guarda bene anche dei validi spunti di riflessione. L’RNG potrebbe essere il vostro più grande amico o il motivo per cui al primo tentativo morirete nelle stanze iniziali.

Come potete vedere dal trailer, ci sono alcuni disclaimer all’inizio del video che introducono due temi ricorrenti all’interno del videogame: violenza e tematiche sessuali. Il primo si spiega subito, considerando i piccoli estratti di gameplay che introducono anche alle meccaniche di gioco molto semplici. Abbiamo degli oggetti e quegli oggetti possono e devono essere usati per eliminare i vari mostriciattoli che volta per volta incontreremo all’interno del dungeon in cui siamo mandati.

Per spiegare il secondo devo darvi qualche informazione in più e dirvi che Going Under è un gioco che si basa sulla satira e sulla vita in azienda. Esploreremo infatti il lato oscuro del lavoro nelle compagnie interpretando una stagista al suo primo giorno, non pagata e costretta a compiere incarichi che non competono il suo ruolo.

Ecco a voi la vita di Jacqueline Fiasco ed ecco a voi la Fizzle, azienda produttrice di bibite gassate.

Going Under

Going Under a primo impatto

La prima volta che ho visto il trailer di lancio ho subito alzato un sopracciglio. La grafica non è sicuramente quella che ci si potrebbe aspettare, ma la scelta audace fatta da Team17 e Aggro Crab è sicuramente apprezzata. Ci siamo abituati alla rotondità dei personaggi e dell’ambiente, così colorato e vivace, morbido, fino ad affezionarci. Quella sensazione di estraniamento è diventata familiarità e quel sopracciglio piano piano si è abbassato, lasciando il posto addirittura ad un sorrisetto.

Auricolari alle orecchie prima e casse della TV dopo, ci siamo immediatamente immersi nelle musiche di gioco. Un po’ estranianti, si, ma che si adattano bene allo spirito e all’originalità dello stile della produzione. Come per forse tutto in questo gioco ci sono voluti alcuni minuti per abituarci e venire coinvolti al meglio. Proseguendo nella storia, abbiamo avuto modo di apprezzare il ritmo particolare e soprattutto la buona, anzi buonissima, coordinazione negli stacchi tra ambienti, situazioni e musiche. L’armonia creata è veramente ottima, come anche l’accompagnamento della vibrazione del pad. Potreste dire che è scontata una cosa del genere ai giorni nostri, ma a mio modesto parere è sempre buono apprezzare anche queste piccole vittorie tecniche.

Note dolenti sono gli a volte tremendi cali di frame, compenetrazioni e sovrapposizioni – forse presenti solo nella versione PlayStation 4 – e le texture semoventi. Succede soprattutto nei caricamenti, credo volutamente molto lenti, in cui la schermata diventa veramente troppo scattosa. Perché vi abbiamo detto volutamente però? Going Under è un gioco che, come dicevamo, si basa sulla satira e proprio durante le pause tra un livello e l’altro gli sviluppatori lanciano le loro frecciatine migliori.

Going under

Oltre quei 5-10 secondi di attesa, ci siamo divertiti a leggere ogni volta le irriverenti prese in giro messe lì per intrattenerci. Ogni messaggio era poi personalizzato per i livelli che andavamo ad affrontare ogni volta (ma di questo vi parleremo tra poco).

La compenetrazione è abbastanza sporadico come problema, capita più che altro con gli oggetti che si incastrano muovendosi come impazziti. La sovrapposizione invece è qualcosa di fisso e riguarda le finestrelle di dialogo degli NPC e alcune indicazioni come i prezzi nei negozi. In questo caso possiamo coprire la visuale quanto vogliamo, ma vedremo sempre quella nuvoletta o quel numero inseguirci attraverso muri e mobili.

Per quanto riguarda le texture ci aspettavamo un altro tipo di lavoro. Capita in alcuni punti che al movimento della telecamera o dei personaggi, lo sfondo o le decorazioni degli abiti si muovano con noi. Questo provoca una sgradevolissima percezione “green screen” purtroppo fastidioso per gli occhi. Facciamo un piccolo esempio: dopo aver interagito con un NPC e spostandoci abbiamo subito avvertito una sensazione davvero noiosa. Il personaggio era fermo, la texture della camicia ruotava a seconda del nostro movimento. Stessa cosa è capitata successivamente con un’ambientazione, con episodi all’inizio sporadici e poi più frequenti.

Come si presenta Going Under

Abbiamo dato una piccola opinione sulle musiche e sulla grafica e vi abbiamo parlato brevemente degli elementi buoni e di alcuni meno buoni. Dopo aver descritto l’impressione a primo sguardo e ora è il momento di parlarvi della struttura che fa di Going Under quello che è: un irriverente dungeon crawler.

Vi dicevamo prima che la parola che meglio descrive questo estraniante, simpatico e irriverente titolo è “semplicità”. Musiche, disegni, personaggi e persino meccaniche, tutto è ridotto all’osso. Siamo Jacqueline, stagista non pagata al reparto marketing della Fizzle. Come ogni altro rappresentante della categoria, gli incarichi non rispecchiano nella maniera più assoluta quello per cui siamo sotto contratto. Jakie infatti viene immediatamente mandata ad esplorare i grandi, immensi, sotterranei dell’azienda e ad eliminare l’infestazione di demonietti che rischiano di risalire in superficie. Beh certo, c’è anche la ricerca di tre mistiche e strane reliquie, ma aspettate, vi stiamo dicendo troppo.

Going Under

Chi la fa da padrone è sicuramente l’RNG, il meccanismo magico per cui ripetendo i vari livelli le stanze e gli spawn cambiano ogni volta.

Sono presenti tre sotterranei rappresentanti tre aziende e altrettanti “metodi di sfruttamento”, purtroppo largamente utilizzati anche nella vita reale. Ogni piano interrato svela di volta in volta le stanze e i loro contenuti: nemici di varia tipologia, negozi in cui acquistare abilità potenziabili e cibo per ricaricare la barra della vita, luoghi in cui essere maledetti o in cui trovare utili premi. Infine, la stanza del boss.

Il primo giorno di lavoro ha inizio

Going Under

Il meccanismo è estremamente intuitivo. Dopo il breve tutorial, avrete solo bisogno di prendere la mano con le tempistiche e il moveset per poter andare avanti tranquillamente. Personalmente mi ci sono travata subito incredibilmente bene, anzi, mi è spesso capitato di anticipare le indicazioni del gioco esplorando i movimenti.

Una piccola critica però va fatta: si può attaccare, prendere e lanciare oggetti, schivare, ma non si può saltare. La troviamo una pecca forse insignificante, ma che in qualche modo comunque disturba. Troviamo spesso oggetti posizionati su mensole o simili e molte volte quello che abbiamo in inventario (di tre posti) non riesce a distruggere il piano d’appoggio e farci raggiungere l’obiettivo. Quando invece lo fa, rischiamo che ciò che cade venga distrutto per sbaglio e la cosa può risultare davvero molto frustrante. A meno che non abbiamo la fortuna di trovare delle comode scale poggiate nel punto giusto e riusciamo in qualche modo ad arrampicarci. Ma se non capitasse?

Conosciuti i nostri colleghi e il nostro capo, da cui potremo ricevere obiettivi secondari da portare a termine del dungeon, siamo buttati nella mischia. La pianificazione è quella classica della tipologia: ci sono vari piani interrati da esplorare, nemici, stanze “amichevoli” e infine il boss. Ogni stanza ci regala oggetti da poter usare nella lotta, che siano di arredo come sedie, PC monitor e cuscini o di scena come mazze da hockey, lanterne e ventagli.

Possiamo cambiare oggetti in modo semplice e immediato, prendendo da terra e facendo scorrere velocemente il piccolo inventario. Piccolo, ma non così scomodo perché il ricambio di armi nell’ambiente circostante è comunque garantito da un quantitativo di sostituzioni sufficiente. Molto raramente abbiamo avuto problemi a reperire un qualsivoglia strumento e solamente per la prima stanza del piano. Ci viene quindi garantita la possibilità di combattere in modo tranquillo e veloce. Purtroppo con la stessa facilità non riusciamo a trovare cure che ripristinino la barra della vita, che dovremo necessariamente acquistare nel negozio usando la valuta di gioco.

La critica sociale dietro il gioco

Accennavamo prima al fatto che Going Under è un gioco satirico. I tre dungeon e l’azienda per cui lavoriamo racchiudono infatti alcuni dei difetti maggiori che possiamo riscontrare nel mondo degli investimenti e delle startup. Abbiamo il sotterraneo dell’azienda che richiede sforzi immani senza dare i giusti meriti per primo. Dopo raggiungiamo la sede dell’app per incontri, che ha evidenti richiami sensuali e mercificatori. Per finire, troveremo anche una compagnia che investe in bitcoin.

L’irriverenza e la sagacia con cui vengono portati a galla questi particolari sono il vero punto forte della trama di gioco. Questa cosa non è visibile solo, come dicevamo prima, degli avvisi in caricamento, ma anche dai dialoghi tra i personaggi. Tutti gli NPC, nessuno escluso, ha delle conversazioni in cui presentano problemi relativi al lavoro in azienda: lo sperperare il denaro, la disorganizzazione, la soppressione delle idee, la sessualizzazione delle donne, la scarsa considerazione dei dipendenti e così via. Tutti importantissimi spunti di riflessione in un mondo che pensa sempre più al guadagno e sempre meno al lato umano.

Going Under

Going Under: battute finali

L’andamento in generale è molto lineare. Arriviamo all’ingresso, affrontiamo i nemici, prendiamo delle abilità, boss e così via. Le abilità sono potenziabili, ma in modo passivo: una volta acquistata, questa compare nel livello ed è gratuitamente attivabile. Nelle stanze speciali, avremo possibilità di scelta tra due diverse opzioni e quella equipaggiata andrà ad aumentare la sua efficacia, fino al 100% e alla sua massimizzazione. Un’ottima componente completistica, molto semplice ed efficace.

Alla fin fine potrebbe sembrare nel complesso molto ripetitivo, ma queste piccole chicche di algoritmi, incarichi dei colleghi e collezionabili rendono il tutto molto scorrevole e piacevole.

Possiamo dire di essere rimasti gradevolmente colpiti dopo un iniziale sbigottimento. Abbiamo trovato tanti punti forti e tante cose su cui riflettere, ma anche punti deboli che spero vengano aggiustati con un futuro aggiornamento. Una storia semplice, un sistema di gioco lineare e intuitivo, musiche bellissime e grafica buona ma migliorabile in alcuni piccoli aspetti. L’interazione tra musica, ambiente, personaggi e situazioni in-game è invece ottima. E voi siete pronti al vostro primo giorno di internship? Noi di Skript sicuramente si.

VOTO FINALE: 7

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