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Cultura Pop

Disney e la segnalazione di contenuti sensibili in alcune opere animate: il parere di 151eg

151eg

Ultimamente sto notando discussioni molto contrastanti su una questione accaduta su Disney+, prima di esprimermi in merito però, facciamo chiarezza.

Disney

Cosa è accaduto

Dunque, verso fine gennaio Disney+ ha deciso di vietare, ai minori di sette anni, la visione di Peter Pan, Dumbo e gli Aristogatti. Ma precisamente cosa ha portato la compagnia a prendere questa decisione?

Perché questa scelta?

A detta di Disney stessa, ciò è stato causato da stereotipi razzisti all’interno di quei film, e su questo hanno ragione, guardando i lungometraggi in questione, in tutti e tre troviamo effettivamente rappresentazioni o luoghi comuni più o meno razzisti. Ma vediamo meglio quali sono, prima di andare avanti.

Gli stereotipi nei film citati da Disney

Partendo dagli Aristogatti: nello specifico nel film abbiamo il gatto siamese che suona con le bacchette da cibo, che ha un volto e una voce stereotipata rispetto al mondo cinese, magari sostituendo le “R” con le “L”. All’interno di Dumbo, invece, è possibile trovare i corvi, personaggi che in lingua originale hanno un modo di parlare che richiama, in maniera molto stereotipata, quella degli schiavi afroamericani degli anni 40, anche se alla fine senza un intento di scherno, essendo comunque personaggi positivi, ma rimanendo però ad oggi uno elemento abbastanza brutto.

In Peter Pan, d’altro canto, è presente una canzone, già censurata in passato fuori dall’Italia, in cui i protagonisti cantano “Andiamo a far la guerra agli indiani agli indiani”, che un bambino potrebbe effettivamente percepire come cosa positiva, dato che la eseguendo i protagonisti stessi.

L’importanza della contestualizzazione

Ovviamente questi stereotipi, sono orribili e sbagliati, nonostante ciò, sono stati realizzati in un momento storico in cui si credeva che ciò fosse solo divertente, mentre ad oggi potrebbe accadere che un bambino possa effettivamente percepirli come una cosa positiva, che ribadiamo sempre, non sono.

Disney

Una scelta meno brutta di quel che sembra

Detto ciò, ha senso che Disney metta un disclaimer in cui spieghi come non sia nelle sue intenzioni portare avanti anche ad oggi questi stereotipi. Quel divieto ai minori di sette anni di guardare i film in questione, infatti, non limita assolutamente ad un genitore di selezionare quel contenuto per farlo vedere al proprio figlio.

Facendo ciò, Disney si toglie ogni responsabilità, specificando come quei film contengano si, elementi e stereotipi razzisti, ma anche che siano stati lasciati sulla piattaforma per il loro valore storico, tentando anche di spingere i genitori a spiegare ai propri figli come siano cose sbagliate oggi, ma risalenti ad un periodo storico differente.

Disney

Cosa ne penso io

Personalmente, per quanto effettivamente possa sembrare controverso come metodo, lo trovo molto più giusto di altri usati da Disney, e anzi, sono convinto sia quello che avrebbe sempre dovuto usare. L’azienda, infatti, è famosa per le sue censure, sia di alcune parti, che interamente di alcuni film. Quest’ultimo caso è avvenuto in Musica Maestro, dove metà del film è stato praticamente mutilato, o anche ne I racconti dello Zio Tom, attualmente quasi introvabile, soprattutto negli USA, per una rappresentazione interpretabile come razzista.

Questo metodo del disclaimer invece, oltre ad esser già stato fatto con I Simpson, in cui i genitori vengono avvisati che il contenuto non è adatto a bambini troppo piccoli, è sempre stato applicato da Warner Bros., permettendo di far rimanere intatti come “documenti storici” alcuni dei suoi film animati, rendendoli vendibili e visibili, solo applicando un messaggio iniziale, a testimonianza che questi eventi sono accaduti, in modo tale da poter evitare di ripeterli.

151eg (vi consigliamo di leggere anche il suo pezzo riguardante il mondo delle carte) ha analizzato perfettamente una scelta molto oculata della Disney che, non censurando direttamente alcuni suoi titoli su Disney+, avvisa giustamente i genitori affinché possano istruire i figli al meglio su determinati contenuti sensibili.

Una decisione ampiamente dibattuta che ha dato adito a tantissime polemiche. Voi cosa ne pensate in merito? Ritenete che sia un metodo corretto e funzionale per la visione di quelle determinate opere animate? Fatecelo sapere commentando l’articolo. Vi ricordiamo che su WeMug trovate tanti pezzi, approfondimenti, recensioni dei nostri creator e non solo!

Testo a cura di 151eg, impaginato da Simone De Capite e supervisionato da Massimiliano Meucci.

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